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Le banche finiranno per sforare i tempi.

Le operazioni fino a 25 mila euro sono al centro dell’attenzione di piccoli operatori economici, politici e banche. Con il decreto Liquidità le procedure sono state approvate, ma restano punti da chiarire, dall’ordine pubblico agli sportelli bancari alla mina costituita dalle insolvenze delle pmi. Quindi, se il rischio di credito è zero, quello operativo per gli istituti di credito permane e in sintesi è quello che la banca corre nell’escutere la garanzia, ovvero che possa non riuscire a farsi pagare dal Fondo per le pmi.

«Un esempio per capire», spiega Salemi, AD del Gruppo Nsa. «Ipotizziamo che una banca faccia, da qui a fine anno, 5mila operazioni di finanziamento da 25mila euro, garantite al 100% dal Fondo. Erogherebbe quindi 125 milioni. Oggi il tasso previsto nel decreto liquidità è circa l’1,88% e la durata massima per la restituzione è 72 mesi. Il risultato è che la banca, se tutti dovessero pagare le rate, alla fine dei 72 mesi incasserebbe 9.556.000 di interessi. Esemplifichiamo il rischio operativo presumendo che circa il 20% della quota capitale non venga restituita, ovvero 25 milioni. La banca cerca di escutere la garanzia ma riesce solo a recuperare l’80% del capitale non reso dalle imprese, quindi perde 5 milioni e ne recupera 20 sui 25 delle garanzie totali richieste. Perché dovrebbe succedere questo? Perché può capitare che su 5 mila pratiche, erogate in pochi mesi, vada perso qualche documento necessario per l’escussione». […]

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